Minimi senza obbligo di fattura elettronica


In arrivo importanti novità per le piccole partite IVA: il Ministero dell’Economia sta studiando un provvedimento che escluda i contribuenti minimi che rientrano nel nuovo Regime forfettario dall’obbligo di fatturazione elettronica e che allarghi la platea di coloro che possono fruire dell’aliquota agevolata al 15% (5% per le startup), alzando l’asticella del tetto di ricavi annui da 50mila a 65mila.
Ad anticiparlo è stato il sottosegretario del Ministero dell’Economia, Massimo Bitonci. La misura, che sembra essere già stata definita nei dettagli in un progetto di legge depositato
in Parlamento a firma Giulio Centemaro, il relatore della Legge di conversione del decreto n. 87/2018 (decreto Dignità), potrebbe trovare posto in un emendamento allo stesso decreto Dignità, o in un prossimo decreto estivo.
La misura dovrà però essere autorizzata da Bruxelles. Su questo punto, però, Bitonci è fiducioso: “Molti Paesi hanno ottenuto dalla commissione UE l’allargamento ad oltre 100mila euro e quindi l’ampliamento dei limiti d’accesso è qualcosa di più di una ipotesi e vorremmo
che partisse dal primo gennaio 2019, insieme alla flat tax per imprese e professionisti, con tutte le semplificazioni legate al nuovo regime: no contabilià, no dichiarazione Iva
ma solo Imu, no redditometro e no spesometro.
Tra le semplificazioni che verrebbero introdotte per i soggetti a cui si applicherà la nuova flat tax, oltre all’esclusione dagli adempimenti IVA, all’abolizione dello Spesometro e
degli Studi di Settore e all’abolizione della contabilità, vi sarebbe anche l’eliminazione dell’obbligo di fatturazione elettronica.
Per i piccoli si tratterebbe di eliminare quest’obbligo, o comunque di un’introduzione soft rispetto a quanto previsto dalla normativa, la cui decorrenza è fissata al primo gennaio.
Io da commercialista ritengo molto onerosa l’introduzione
della fatturazione elettronica. Mentre i grandi
possono anche attrezzarsi, i piccoli dovrebbero delegare il
dottore commercialista a fare l’adempimento, con un aggravio
di costi”.

Fattura elettronica, in vigore per il subappalto.

È entrato in vigore il 1° luglio l’obbligo di fatturazione elettronica per i subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese che operano nell’ambito di un contratto di appalto pubblico. Confartigianato e le altre associazioni di rappresentanza avevano provato a chiedere di prorogare l’entrata in vigore della norma, di cui hanno però beneficiato
solo le cessioni di carburanti. Ricordiamo che l’obbligo è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) e dal 1° gennaio 2019 la fatturazione elettronica interesserà tutti i titolari di partita IVA, comprese le transazioni tra privati (B to B), e tutti i settori produttivi e pertanto sarebbe stato auspicabile allinearsi a tale decorrenza anche per i subappaltatori.
Il problema principale per le imprese, secondo ANAEPA, è la mancanza delle infrastrutture informatiche che permetteranno agli imprenditori di gestire il nuovo rapporto con
l’amministrazione fiscale in totale autonomia, semplificando il rapporto con il fisco e senza aggiungere nuovi oneri alle imprese.
Per fare luce su vari quesiti arrivati da associazioni di categoria e singoli operatori relativi all’applicazione della fattura elettronica nei subappalti, il 2 luglio l’Agenzia dell’Entrate
ha diffuso la circolare n.13 con tre importanti risposte.
Il primo punto chiarito è che l’obbligo di fatturazione si applica soltanto nei confronti dei subappaltatori per i quali il titolare dell’appalto ha provveduto alle comunicazioni
prescritte dalla legge. Nell’ambito degli appalti, si legge nel documento, «vi sarà obbligo di emettere fattura elettronica via SdI solo in capo a coloro che operano nei confronti della stazione appaltante pubblica ovvero a chi, nell’esecuzione del contratto di appalto, è titolare di contratti
di subappalto propriamente detto (ossia esegue direttamente una parte dello stesso) o riveste la qualifica di subcontraente (vale a dire colui che per vincolo contrattuale esegue un’attività nei confronti dell’appaltatore e in quanto tale viene comunicato alla stazione appaltante con obbligo
di Cig e/o Cup)».
Nella seconda risposta l’Agenzia delle Entrate precisa che l’obbligo di fatturazione non riguarda i rapporti in cui, a monte della filiera contrattuale, via un soggetto non qualificabile
come PA, anche se controllato o partecipato. Infine, la circolare prende in esame l’ambito di applicazione ai consorzi, chiarendo che l’obbligo di fatturazione elettronica in capo al consorzio «non si estenderà ai rapporti consorzio-consorziate».
«È peraltro da escludersi – si legge di seguito – che l’obbligo di fatturazione elettronica sorga nei
rapporti interni laddove il consorzio non sia il diretto referente della Pa, ma si inserisca nella filiera dei subappalti».

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