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AUTOTRASPORTO – Serve confronto con Ministro dei Trasporti per dare risposte alle imprese

“Dopo settimane di attesa, gli autotrasportatori hanno visto ridurre del 25% l’importo da dedurre per le spese non documentate relative al 2017. E ora subiscono anche l’aggravio delle sanzioni pecuniarie per la ritardata presentazione delle denunce dei redditi. E’ necessario che si risolva immediatamente il problema degli importi delle deduzioni forfettarie e che il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ci convochi per avviare un confronto con il Governo nell’interesse generale dell’economia e del Paese”.
E’ quanto sottolineato dal Presidente di Confartigianato Trasporti e di Unatras Amedeo Genedani ad un’audizione alla Commissione Lavori Pubblici Comunicazioni del Senato nel corso della quale ha spiegato le ragioni del fermo dei servizi di autotrasporto merci proclamato dal 6 al 9 agosto.
“All’insoddisfazione in merito alle deduzioni per le spese non documentate – ha detto Genedani – si somma la preoccupazione per i numerosi problemi irrisolti delle nostre imprese e sui quali sollecitiamo il confronto con il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Siamo disponibili ad attuare la ‘procedura di raffreddamento’ del fermo se il Ministro avvierà l’interlocuzione con la nostra categoria per condividere, in occasione della prossima legge di Bilancio 2019, le risorse e le azioni mirate a restituire competitività all’autotrasporto merci italiano”.
Il Presidente di Confartigianato Trasporti ha messo in evidenza le criticità del settore già fortemente provato dalla crisi: la riduzione per i fondi destinati ai pedaggi autostradali, il caro gasolio, i costi di esercizio, la fortissima concorrenza sleale praticata dai vettori stranieri, la non applicazione dei tempi certi per i pagamenti e l’irragionevole limitazione della circolazione al Brennero, il rinnovo del parco veicolare, l’introduzione delle moderne tecnologie, la necessità di riformare il Codice della Strada in questa legislatura.

 

19 luglio 2018, h. 4:08

STUDI – Credito alle piccole imprese a “crescita zero” dopo sei anni e mezzo di trend negativo; persiste calo dei prestiti all’artigianato: -7,9%, pari a 3,3 miliardi in meno in un anno. Tassi ai minimi ma per le piccole imprese spread di 300 punti base rispetto a imprese medio-grandi

A maggio 2018 i prestiti alle imprese crescono dell’1,2% rallentando rispetto al +2,1% di aprile 2018. La crescita è trainata dal +1,5% delle imprese medio-grandi (era +0,3% quasi un anno prima, a giugno 2017) mentre, al contrario, i prestiti alle imprese con meno di 20 addetti ristagnano (-0,1%, era -1,3% a giugno 2017), dopo esser tornato temporaneamente in territorio positivo ad aprile 2018: era da sei anni e mezzo (79 mesi) che il trend del credito alle piccole imprese non registrava un tasso di variazione tendenziale positivo. Sulla rarefazione del credito alle piccole imprese è intervenuto nei giorni scorsi il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti.

A livello settoriale a marzo 2018 i prestiti alle società non finanziarie crescono del 3,9% nei Servizi e del 3,1% nel Manifatturiero, mentre scendono del 3,1% quelle delle Costruzioni, unico settore in flessione dal 2014.

La minore erogazione di credito a micro e piccole imprese si riscontra anche in condizioni di minore rischiosità: a giugno 2017, tra le società sane, i prestiti salgono del 3,0% per le grandi imprese e dell’1,5% per le medie mentre ristagna (0,3%) per le piccole e addirittura scende del 2,5% per le micro imprese.

L’analisi dei prestiti all’artigianato – resa possibile grazie alla collaborazione con Artigiancassa, che ha messo a disposizione i dati da fonte Banca d’Italia – evidenzia a dicembre 2017 uno stock, comprensivo delle sofferenze, concesso al comparto di 38,8 miliardi di euro, in calo del -7,9% su base annua (-3,3 miliardi di euro) e che rappresenta il minimo dal 2000; il calo dei prestiti all’artigianato si attenua rispetto al -9,0% registrato a settembre 2017, ma si intensifica rispetto al  -5,8% osservato un anno prima. In cinque anni (dicembre 2012-dicembre 2017) il calo complessivo è pari al -26,1%, oltre dieci punti quello registrato dal totale imprese (-15,6%).. A dicembre 2017 i prestiti all’artigianato diminuiscono in tutte le regioni: le flessioni meno ampie di riscontrano in Piemonte (-4,1%), Valle d’Aosta (-5,9%), Sardegna (-6,4%) e Lombardia (-6,6%) mentre, all’opposto, diminuzioni a doppia cifra si osservano per Marche (-15,2%), Abruzzo (-10,7%), Sicilia (-10,3%) e Umbria (-10,0%). Da segnalare che a dicembre 2018 in 16 regioni – che concentrano l’86,4% dei prestiti dell’artigianato – la dinamica migliora o è stabile rispetto a quella rilevata nel trimestre precedente mentre nella rilevazione a settembre 2017 la dinamica dei prestiti peggiorava in tutte le regioni.

I tassi di interesse rimangono ai minimi, ma pesa sulle piccole imprese lo spread di 300 punti base. A maggio 2018 il tasso di interesse sui prestiti pagato dalle società non finanziarie in Italia per nuove operazioni è pari all’1,43%, di 17 punti base più basso rispetto al valore di un anno prima e di 1 punto base inferiore rispetto a quello pagato nell’Eurozona (1,44%). Pur nel contesto favorevole di bassi tassi di interesse sulle piccole imprese pesa lo spread sul costo del credito: a fine 2017 una impresa fino a 20 addetti paga, infatti, un tasso di interesse effettivo sui prestiti a breve termine pari al 6,77%, superiore di 300 punti base rispetto al 3,77% pagato da una impresa medio-grande.

Inoltre le piccole imprese del Mezzogiorno pagano tassi più alti di 171 punti base rispetto ad una analoga impresa del Centro Nord. I tassi più elevati in Calabria (8,95%), Sardegna (8,82%), Basilicata (8,23%), Campania (8,16%), Puglia(8,13%), Umbria (8,11%) e Sicilia (8,01%).

Il dettaglio dei prestiti all’artigianato per provincia e i tassi di interesse pagati dalle piccole imprese per regione nell’Elaborazione Flash “Trend del credito alle imprese artigiane a dicembre 2017”. Clicca qui per scaricarla.

AMBIENTE – Dal Consiglio di Stato stop al decreto sugli F-gas: accolte le sollecitazioni di Confartigianato

Respinto al mittente: il decreto sugli F-gas varato dal Governo in via preliminare il 16 marzo scorso non ha superato l’esame del Consiglio di Stato che lo ha ritrasmesso al Ministero dell’Ambiente. Motivo: vanno chiariti e modificatiaspetti di forma e di sostanza legati soprattutto agli adempimenti e ai costi burocratici a carico delle imprese e ne va ricontrollata la conformità con le norme europee per evitare che l’Italia applichi condizioni peggiorative rispetto al resto del Continente.

La bocciatura del Consiglio di Stato suona come musica per le orecchie di Confartigianato che proprio sulla richiesta di semplificare gli adempimenti economici e burocratici del decreto ha ingaggiato una lunga battaglia con il Ministero dell’Ambiente.

Quella delle norme sull’uso dei gas fluorurati a effetto serra è infatti una vicenda che si trascina da molti anni e riguarda migliaia di aziende che utilizzano questo tipo di gas: dagli impiantisti agli autoriparatori. Ma anche tutte quelle attività che operano su apparecchiature di uso domestico e industriale contenenti i cosiddetti F-gas: pompe di calore, gruppi frigoriferi, condizionatori d’aria, lavatrici industriali, climatizzatori in abitazioni e su auto.

I gas serra, si sa, sono nocivi per l’ambiente e l’Europa nel 2014 ha emanato un Regolamento per disciplinarne le emissioni. Ma in Italia, come sempre, esageriamo con la burocrazia. E anche il decreto che recepisce le norme europee ne conteneva un bel po’. Tanto da ricevere lo stop del Consiglio di Stato.

E ora Confartigianato riparte all’attacco per chiedere al Ministero dell’Ambiente una adeguata semplificazione del decreto che, una volta corretto, dovrà tornare al vaglio del Consiglio di Stato per il sì definitivo e il successivo via libera finale da parte del Governo.

 

TG@ – Sette giorni di notizie con Confartigianato

TG@ è il web tg di Confartigianato Imprese, una settimana di notizie e approfondimenti sull’artigianato italiano. In questa edizione [clicca qui], sulle deduzioni forfettarie è scontro con il Ministero e l’autotrasporto merci va verso losciopero nazionale, Confartigianato e Anpal insieme per rafforzare il dialogo scuola-lavoro, il Consiglio di Stato accoglie le sollecitazioni di Confartigianato per le nuove norme sugli F-Gas, il Fondo Centrale di Garanzia apre una linea di credito dedicata per gli imprenditori di ‘Resto al Sud’ e dal 17 luglio in vigore le nuove norme sui compro oroche coinvolgono anche gli orafi artigiani.
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AUTOTRASPORTO – Cartello produttori autocarri: le associazioni italiane dell’autotrasporto in campo con un’azione collettiva risarcitoria senza costi ne’ rischi per le imprese interessate

Le Associazioni Italiane degli Autotrasportatori ANITA, ASSOTIR, CONFARTIGIANATO TRASPORTI, FAI, FIAP, UNITAI, SNA CASARTIGIANI sono scese in campo per aiutare i propri associati ad essere risarciti del danno da sovrapprezzo causato dal cartello dei produttori di autocarri, già sanzionati il 19/07/2016 dalla Commissione Europea.

In base a delle valutazioni di tempo, rischi, costi, potenziale recupero e consolidata esperienza in simili azioni, le Associazioni Italiane, dopo un attento processo di valutazione e selezione, hanno individuato l’azione già instaurata da circa un anno dalla Fondazione olandese Stichting Trucks Cartel Compensation, supportata dal Litigation funder Omni Bridgeway, davanti al Tribunale di Amsterdam, quale migliore opportunità per soddisfare al meglio l’interesse dei propri associati.

Le società di autotrasporto e le imprese che hanno acquistato (o avuto in leasing) i propri autocarri (sia conto terzi che conto proprio) da almeno 6 tonnellate dai costruttori coinvolti (Volvo/Renault, Man, Daimler/Mercedes, Iveco, DAF, e Scania) nel periodo che va da gennaio 1997 a gennaio 2011, hanno diritto al risarcimento e potranno recuperare il sovrapprezzo pagato.

L’azione non comporta nessun costo e nessun rischio per gli associati delle Associazioni italiane, e verrà fatta per conto di tutti gli aderenti dalla Fondazione Stichting Trucks Cartel Compensation, che sosterrà tutti i costi e comparirà in giudizio, sollevando gli autotrasportatori aderenti dagli oneri che ne deriveranno.

La Fondazione sarà supportata da un team di legali ed economisti di primario standing: gli Studi legali Loyens & Loeff e, per l’Italia, Osborne Clarke, mentre per la valutazione economica si avvarrà degli economisti di CEG.

Per facilitare l’adesione a tale azione è stata creata una piattaforma on-line su misura per le associazioni italiane ove gli autotrasportatori e le imprese interessate, con l’aiuto delle associazioni stesse, potranno facilmente caricare i propri dati e i documenti a supporto del proprio diritto risarcitorio.

Le modalità e i termini di adesione saranno comunicati nelle prossime settimane, a cura delle associazioni di categoria, che forniranno alle imprese tutta la necessaria consulenza ed assistenza.

STUDI – Nel III trimestre 2018 +7,6% costo energia elettrica per piccole imprese, con Energia a +42,6%, il maggiore incremento degli ultimi sei anni e calo temporaneo (-13,2%) degli Oneri. L’analisi dell’Indice Confartigianato

Per il terzo trimestre del 2018 si registra un forte aumento del costo dell’energia elettrica per le piccole imprese, spinto dall’impennata della spesa per l’Energia, solo in parte bilanciata da una riduzione degli oneri di sistema. L’Indice Confartigianato del costo dell’energia elettrica sul mercato di maggior tutela di una Micro-piccola impresa (MPI) con una potenza impegnata di 45 kW e un consumo annuo di 59 MWh al terzo trimestre 2018 registra un costo annualizzato per l’energia elettrica di 11.932 euro – pari a 20,22 c€/kWh – superiore del 7,6% rispetto al trimestre precedente (838 euro in più) e del 5,5% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (618 euro in più). Il costo si posiziona su un livello maggiore del 13,6% rispetto al minimo del II trimestre 2016, si avvicina al precedente picco del I trimestre 2018 e non è distante (-4,6%) dal massimo del IV trimestre 2014.

Il rialzo per il trimestre in corso è da imputarsi all’aumento dei prezzi nei mercati all’ingrosso dell’energia su cui pesa l’accelerazione delle quotazioni del petrolio causata dalle tensioni internazionali; in particolare si segnalano tensioni per il periodo estivo sui prezzi a termine del gas e, di conseguenza, dell’energia elettrica. La crescita rilevata in ottica congiunturale è determinata dall’intenso aumento del 42,6% della Spesa per la materia energia – pari a 1.409 euro in più, l’incremento più elevato degli ultimi sei anni – mentre gli Oneri fiscali e parafiscali diminuiscono dell’11,2% e la Spesa per il trasporto e la gestione del contatore rimane stabile. L’aumento rilevato in ottica tendenziale è spinto dalla crescita del 21,8% della Spesa per la materia energia; gli Oneri fiscali e parafiscali rimangono stabili (+0,5%) mentre la Spesa per il trasporto e la gestione del contatore cala del 2,3%.

A fronte dello straordinario aumento della spesa per la materia energia l’Autorità ha effettuato un intervento sugli oneri che per le imprese si è concretizzato nella stabilità del raggruppamento ASOS – che copre gli incentivi alle fonti rinnovabili e le agevolazioni alle industrie manifatturiere ad alto consumo di energia – e l’azzeramento del raggruppamento ARIM, componente che nel II trimestre 2018 rappresentava il 13,2% degli Oneri e il 5,1 % del costo dell’elettricità per una MPI. L’Autorità indica che la manovra di riduzione degli oneri – che utilizza “giacenze-scudo di cassa” – dovrà essere riassorbita con futuri interventi diluiti nel tempo e “senza sussidi incrociati tra le diverse tipologie di utenza”, con un recupero dimensionato al mancato gettito per ciascun segmento di utenza.

La 15° edizione dell’Indice Confartigianato – qui il report completo – è analizzato dall’Ufficio Studi nella rubrica settimanale su QE-Quotidiano energia.

ORAFI – Dal 17 luglio in vigore le nuove norme sui compro oro

Il 17 luglio 2018 entrano in vigore le nuove norme sui compro oro, che coinvolgono direttamente anche gli orafi artigiani. Dopo le polemiche dei mesi scorsi e gli incontri di Confartigianato con il MEF, il decreto del 25 maggio 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è pronto a disciplinare il settore. Per la completa operatività delle nuove norme, però, si dovrà aspettare l’autunno e la definizione delle regole per l’iscrizione e la gestione del Registro degli operatori del settore.
Una piccola rivoluzione normativa dal sapore agrodolce per gli orafi artigiani, finiti in un impianto normativo che vuole smantellare le attività illecite esercitate troppo spesso dai compro oro, nonostante questa sia soltanto una parte marginale del lavoro quotidiano degli artigiani. Una battaglia che Confartigianato e il settore dell’oreficeria hanno combattuto per mesi, riuscendo ad ottenere la modulazione dei contributi sulla base della complessità organizzativa dell’impresa e sull’attività principale esercitata.
Se l’obiettivo finale era quello di esonerare completamente gli orafi artigiani da queste norme, è pur vero che tarare i costi dei nuovi adempimenti è un risultato che permetterà alle piccole imprese di scaricare una parte del carico burocratico in arrivo. Impegni e costi aggiuntivi che vanno dalla licenza di pubblica sicurezza, peraltro non prevista dalla legge per le imprese artigiane, all’obbligo di utilizzare un conto corrente riservato all’attività di compro oro. Oltre, ovviamente, all’iscrizione al registro degli operatori del settore, gestito dall’Organismo degli Agenti e dei Mediatori creditizi, e a tutte le comunicazioni di dati, informazioni e variazioni, per cui le imprese avranno a disposizione soltanto dieci giorni di tempo, troppo poco per evitare di incappare in multe e sanzioni amministrative.

17 luglio 2018, h. 3:21

MEZZOGIORNO – La marcia verso la Convention del Mezzogiorno continua, a Bari si è parlato di reti ed infrastrutture

Le infrastrutture materiali e immateriali come volano di crescita culturale, economica e imprenditoriale dei territori, è stato questo il tema centrale della seconda delle tre tappe di avvicinamento alla Convention del Mezzogiorno di Confartigianato, organizzata a Bari il 13 luglio scorso. Un momento di approfondimento sullo sviluppo delle infrastrutture fisiche, come strade, autostrade, porti e aeroporti, e su quelle immateriali, come le reti digitali.
La scelta di Bari come sede dell’evento non è stata casuale. Il capoluogo pugliese è una delle cinque città italiane che vanta il maggior numero di infrastrutture digitali e che, al tempo stesso, sta riscrivendo completamente la viabilità cittadina e i collegamenti intermodali. “Le infrastrutture di Bari sono in fortissima evoluzione – ha sottolineato l’assessore alle Infrastrutture e ai Lavori pubblici del Comune di Bari, Giuseppe Galasso – Mi riferisco a tutte le tipologie di infrastrutture presenti sul territorio, quelle materiali e quelle immateriali. Bari sta vivendo una netta trasformazione dell’infrastruttura ferroviaria, con lo spostamento di binari in posizione più interna, e una trasformazione radicale della rete stradale, con la progettazione di un asse di penetrazione in città che permetterà il collegamento diretto con l’area portuale e con Taranto. Oltre a questi due interventi, stiamo trasformando arterie esistenti e progettando nuove arterie che verranno costruite nell’immediato futuro – ha aggiunto l’assessore Galasso – Per quanto riguarda le infrastrutture digitali, invece, la riqualificazione di via Sparano ci ha permesso di valorizzare il commercio locale con la realizzazione di una fibra ottica comunale, lunga circa un chilometro e mezzo, che permetterà di collegare le telecamere di videosorveglianza al server comunale e di realizzare un sistema che permetterà ai clienti e ai pedoni presenti in quell’area di connettersi gratuitamente al wi-fi pubblico e di ricevere degli spot tipici del marketing locale e di prossimità”. Un esempio di eccellenza in un Paese che continua a soffrire uno dei problemi storici italiani: la lentezza nella realizzazione delle infrastrutture di interesse pubblico. “Non si possono attendere mediamente 22 anni per realizzare un’opera”, ha denunciato Ugo Patroni Griffi, Presidente dell’Autorità portuale dell’Adriatico meridionale, intervenendo al convegno “Reti e infrastrutture: l’anima e l’energia dei luoghi” di Bari. È questo, allora, il momento giusto per snellire costi e burocrazia degli appalti pubblici e per innovare la dotazione infrastrutturale del Paese. Anche e soprattutto per cittadini e imprenditori. “Oggi abbiamo presentato a Confartigianato il nostro progetto Smart Road, un programma di grande innovazione che renderà le strade dotate di intelligenza tecnologica nel sistema dei trasporti. Riteniamo che questo sia il momento di investire in Italia e Anas, come gestore stradale, sta affrontando per primo il tema della mobilità intelligente su tutto il territorio nazionale – ha spiegato Luigi Carrarini, Responsabile dell’Infrastruttura tecnologica e degli impianti di Anas – Riteniamo che ci sia uno spazio importante per innovare il Paese, che possa essere da traino per l’Italia e soprattutto per il mondo dell’artigianato. Il progetto Smart Road svilupperà innovazione a 360°, dall’installazione evoluta alla fornitura di prodotti per l’internet delle cose, passando per l’intelligenza distribuita sulle strade”.
Sviluppare infrastrutture digitali, innovare quelle esistenti e investire nella tecnologia è un passaggio fondamentale per tutto il tessuto imprenditoriale italiano, soprattutto nel Mezzogiorno
, dove la distanza con il resto del Paese è ancora più netta. “Nel Mezzogiorno le infrastrutture sono state sempre al centro delle discussioni politiche. Stiamo lavorando affinché vengano realizzate le zone ZES – ha detto Francesco Sgherza, Presidente di Confartigianato Puglia – La nostra Regione ha bisogno che queste zone comincino a funzionare, lo hanno ribadito anche gli esperti intervenuti oggi. Sono iniziative che possono portare un vantaggio di sviluppo economico alle nostre imprese. Speriamo che la Regione Puglia, nel nostro caso, proceda subito alla realizzazione di queste zone e metta in funzione gli strumenti per farle funzionare e per azzerare la burocrazia dei lavori pubblici”.
La prossima tappa sarà quella di Napoli, in programma il 14 settembre, dove verrà presentato un decalogo sulla legalità e sul buon senso, come annunciato dal Vicepresidente di Confartigianato con delega al Mezzogiorno, Filippo Ribisi. La destinazione finale di questa marcia sarà la Convention del Mezzogiorno 2018, fissata il 4 e 5 ottobre a Palermo.

NAPOLI – The Look Of The Year, la tradizione sartoriale napoletana in passerella

Grande successo di pubblico per la prima tappa campana dell’edizione 2018 di The Look Of The Year, che martedì 17 luglio ha visto protagonisti aspiranti top model e indossatori, sfidarsi nella suggestiva cornice del Miramare Beach di Torre del Greco (NA), in una competizionedi bellezza e fascino, presentata dalla modella e coreografa Stefania Maria, che ha visto affermarsi nella categoria donne, Carola D’Ambra che si è aggiudicata anche un stola di volpe messa a disposizione dalle pelliccerie Grilli di Caserta e Vittorio Bottino, in quella uomini. Altri vincitori ammessi alla finale regionale, ultimo ostacolo prima dell’evento conclusivo del 21 e 22 ottobre a Ortigia nel cuore antico di Siracusa, sono: Martina Landolfi, Fabiana Mazzola, Caterina Roberto e Giuseppe Leone mentre, per non aver ancora raggiunto la maggiore età, verranno ammesse di diritto al concorso del prossimo anno le concorrenti Giovanna Carbone, Sabrina Palomba e Clelia Paravento. Una produzione di Nuccio Cicirò, in esclusiva mondiale per l’Agenzia Eventsworld di Ivana Triolo che vede coinvolte, con l’obiettivo di creare un filo diretto tra operatori del comparto moda, l’Associazione Piazza di Spagna, presieduta da Annabella Esposito, la Kyra Entertainment di Antonio Rizzi e Confartigianato Imprese Napoli la quale scommette sempre più sulla grande tradizione sartoriale all’ombra del Vesuvio che, in questi anni difficili, ha saputo confermarsi fucina di opportunità per i giovani talenti. Un’azione in continuità con la politica istituzionale, rappresentativa del territorio e delle sue istanze, che l’associazione di categoria guidata da Enrico Inferrera, eletto a maggio Presidente Nazionale della rete dei Consorzi Fidi – strutture di consulenza per l’accesso al credito delle piccole e medie imprese – porta avanti da anni e che sarà il cuore del convegno “La legalità, la normalità e il buon senso” in programma il prossimo 14 settembre presso la Camera di Commercio di Napoli; terza tappa, dopo L’Aquila e Bari, di un percorso formativo che si concluderà il 4 e 5 ottobre a Palermo, con la Convention del Mezzogiorno di Confartigianato, tradizionale appuntamento biennale durante il quale l’intero sistema confederale si confronta sulle politiche di sviluppo nelle aree meridionali del Paese. Dopo aver affrontato gli argomenti legati alla fragilità del patrimonio immobiliare e alle infrastrutture materiali e digitali, a Napoli si svilupperà il tema della legalità, come valore fondamentale sul quale innestare le attività imprenditoriali e costruire la sicurezza di un territorio.

STUDI – Alla scoperta delle filiere produttive con i big data della fatturazione elettronica

Nel nostro Paese il peso della burocrazia sulle imprese è notevolmente più elevato rispetto ai competitor europei. Secondo i dati di Eurobarometro della Commissione europea l’84% degli imprenditori in Italia ritiene che la complessità delle procedure amministrative sia un problema nell’attività dell’azienda, oltre venti punti superiore al 60% della media Ue. In tale contesto l’emissione della fatturazione elettronica costituisce, nella fase iniziale, un sicuro aggravio burocratico per le piccole imprese; l’impatto negativo, in futuro, potrà essere attenuato dalla gestione informatizzata del ciclo attivo e passivo di fatturazione.

Un vantaggio, a beneficio della conoscenza del tessuto imprenditoriale, che si potrebbe ottenere dal flusso dei big datadi fatturazione consiste nella possibilità di disporre di dati a supporto di analisi innovative sulla struttura delle filiere produttive e sulla interdipendenza tra imprese. Al fine di realizzare questa innovazione è necessaria una collaborazione tra Istat ed Agenzia delle entrate che consenta di abbinare – in linea con le norme sulla privacy e sul segreto statistico – i dati strutturali delle imprese dei registri statistici con quelli inviati alla piattaforma di fatturazione elettronica e metta a disposizione nuove matrici intersettoriali che svelerebbero la composizione delle filiere produttive con la distribuzione del valore delle vendite, in riga, per classe dimensionale e settore dell’impresa venditrice e, in colonna, per dimensione e settore dell’azienda acquirente. Analoghe tavole per numero delle imprese, addetti, valore aggiunto, ecc., metterebbero in luce le caratteristiche strutturali dei diversi cluster che compongono le filiere.

Con questo innovativo trattamento del flusso delle fatture elettroniche potremmo misurare la partecipazione delle imprese alla filiera del made in Italy e l’attivazione della domanda di beni e servizi generata dalle esportazioni; potremmo cogliere la lunghezza delle filiere nazionali, misurare l’intensità delle relazioni tra imprese nei distretti e individuare nuovi sistemi territoriali di impresa basati sull’interdipendenza economica delle unità produttive. Il rilascio di un datawarehouse – quello dell’Istat ne è un ottimo esempio – consentirebbe agli oltre 5 mila professori e ricercatori universitari nel campo delle scienze economiche e statistiche e ai centri di ricerca di arricchire la produzione scientifica, conferendo alla ricerca economica italiana una posizione di leadership in Europa: l’Italia, infatti, è l’unico tra i maggiori Paesi dell’Unione che prevede l’obbligo di fatturazione elettronica estesa a tutte le transazioni B2B.

Lo schema che proponiamo produrrebbe analisi di grande interesse anche se applicato ai flussi di big data generati dalla fatturazione alla P.A., consentendo di analizzare gli effetti della domanda pubblica su occupazione e produttività delle imprese. Last but not least, si potrebbero associare servizi a valore aggiunto per le 988 mila imprese fornitrici della P.A. qualora la piattaforma che gestisce la fatturazione acquisisse i dati dei pagamenti delle Amministrazioni pubbliche; mediante una App si restituirebbero servizi quali la notifica degli avvenuti pagamenti e statistiche sui tempi medi di pagamenti delle P.A. clienti, contribuendo a migliorare il posizionamento digitale della Pubblica Amministrazione: secondo il DESI – Digital economy and society index – la quota di cittadini che interagiscono con la P.A. spedendo moduli compilati on line in Italia è pari al 13,3%, meno della metà del 30,1% della media UE.

In conclusione, il valore ottenibile dai nuovi dati producibili in base all’obbligo di fatturazione elettronica riequilibrerebbe, in parte, l’impatto generato sul sistema delle imprese, in particolare su quelle di minore dimensione.

L’analisi oggi sul Sole 24 Ore (Clicca qui per leggere l’articolo) a firma del Direttore Politiche fiscali di Confartigianato, predisposta con il contributo dell’Ufficio Studi.

ALIMENTAZIONE – Basta attacchi a made in Italy. Governo difenda qualità del nostro cibo

“I chiarimenti e le rassicurazioni forniti dell’Organizzazione mondiale della sanità circa i prodotti contenenti sale, zuccheri e grassi non fanno venir meno la necessità di difendere gli alimenti italiani da ripetuti allarmi e ingiustificati attacchi”.

E’ quanto dichiara il Presidente di Confartigianato Alimentazione Massimo Rivoltini, secondo il quale “ancora una volta l’OMS, al fine di allertare la popolazione sui rischi da abitudini alimentari potenzialmente nocive alla salute tra le quali rientrerebbe un uso smodato del sale, ha messo  ingiustificatamente all’indice alcuni dei prodotti agroalimentari di punta della dieta mediterranea, tra cui gran parte dei formaggi, quasi tutti i salumi ed addirittura l’olio extra vergine di oliva ed i vini. Con la conseguenza di introdurre tasse sui prodotti contenenti sale, grassi e zuccheri in modo da scoraggiarne il consumo”.

“Si tratta – spiega Rivoltini – di una visione distorta del problema poiché non si possono criminalizzare dei prodottisoltanto perché contengono sostanze il cui abuso può rivelarsi nocivo per la salute. Una corretta alimentazione prevede, anche dal punto di vista nutrizionale, un utilizzo ‘pesato’ delle varie sostanze in combinazione tra loro, secondo i dettami delle linee nutrizionali generalmente adottate a livello internazionale”.

“Non vorremmo – avverte il Presidente di Confartigianato Alimentazione – che dietro il pretesto di difendere la salute si nascondesse l’interesse di gruppi stranieri a penalizzare le produzioni tipiche del Made in Italy, realizzate secondo consolidati disciplinari che ne hanno decretato un successo sempre più vasto nei mercati extra europei, e a favorire di fatto le ‘imitazioni’ delle nostre eccellenze alimentari”.

“Occorre – conclude Rivoltini – che il nostro Governo intervenga a difesa dei produttori italiani, anche insieme con gli altri Paesi che al pari dell’Italia adottano stili alimentari della dieta mediterranea, per evitare che si punti a omogenizzare il gusto dei consumatori favorendo prodotti indifferenziati e senza identità”.

 

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